Tendere il lavoro finito su un telaio in legno è il primo passo per incorniciare un quadro ricamato. Puoi farlo a mano, in un’ora e mezza, senza bisogno di un laboratorio. Qui sotto trovi l’ordine delle operazioni e gli errori che poi rendono ondulato il lavoro finito.
Quando serve il telaio in legno e quando no
Il telaio in legno mantiene la tela in piano e le impedisce di afflosciarsi dentro la cornice. Ti servirà per quasi tutto ciò che è più grande del palmo di una mano: una tela coperta di perline pesa sensibilmente più di una tela nuda, e senza un supporto rigido prima o poi cede sotto il proprio peso. Fanno eccezione i formati piccoli. Calamite, portachiavi e gagliardetti non hanno nulla su cui essere tesi: quei kit contengono già una base in acrilico e il nastro magnetico, e il lavoro finito si monta direttamente su di essi.
Al posto del telaio in legno a volte si usa cartone spesso o pannello in schiuma. Per un lavoro fino a 20×25 cm è accettabile; per formati più grandi no, perché con il tempo il cartone si incurva ad arco e la curvatura si vede in diagonale anche sotto vetro. Un telaio in legno con listelli di sezione pari o superiore a 20 mm mantiene la forma per anni.
Cosa preparare
- Un telaio in legno più piccolo di 2–4 mm per lato rispetto all’area ricamata: il lavoro deve avvolgere leggermente il bordo, non fermarsi contro di esso.
- Una sparapunti con graffette da 6–8 mm. Graffette più lunghe attraversano il listello da parte a parte.
- Spilli da sarta o puntine, per bloccare la tensione prima di fissarla definitivamente con le graffette.
- Un righello, una matita morbida, le forbici.
- Un piano rigido e liscio. Un tavolo, non il divano e non le ginocchia.
La sparapunti non è indispensabile: chiodini a testa larga fanno lo stesso lavoro, solo più lentamente. L’unica cosa che qui non si può sostituire è il piano liscio.
Passo 1. Prepara la tela
Comincia dal rovescio. Nodi, passaggi lunghi e code di filo vanno tagliati o nascosti sotto il ricamo: sotto tensione ogni nodo crea un rilievo che si vede sul dritto. Se la tela è rimasta a lungo nel telaio da ricamo e il cerchio ha lasciato dei segni, lascia il lavoro in piano per un giorno o due: alcune pieghe si distenderanno da sole.
Non stirare mai un ricamo con perline. Né sul dritto né sul rovescio: il calore danneggia il rivestimento delle perline e la pressione del ferro ne incrina alcune e schiaccia il ricamo. Le pieghe sui margini che finiranno sul retro non contano: tanto non le vedrà nessuno.
Passo 2. Segna i centri
Sono i cinque minuti più importanti di tutto il lavoro. Trova il punto centrale di ciascun lato del telaio e segnali tutti e quattro a matita. Poi trova il punto centrale di ciascun lato dell’area ricamata, cioè dell’immagine stessa e non della tela, e segnali sui margini.
Ora appoggia il lavoro con il dritto verso il basso, metti sopra il telaio e allinea segno con segno. Se il disegno è stampato leggermente fuori centro sulla tela (e può succedere), regolati sul disegno, non sul bordo del tessuto: in una cornice si guarda il quadro, non il taglio della stoffa.
Passo 3. L’ordine delle graffette
L’ordine conta più della forza. Non si procede lungo il perimetro, ma a croce, dai centri verso gli angoli:
- Una graffetta al centro del lato superiore.
- Una al centro del lato inferiore, tirando verso di te.
- Al centro del lato sinistro, poi al centro del lato destro.
- Controlla che il disegno sia dritto. Con sole quattro graffette è ancora facile rifare.
- Ora procedi da ogni graffetta centrale verso gli angoli, alternando i lati: due graffette sopra, due sotto, due a sinistra, due a destra.
- Lascia gli angoli per ultimi: fermati 3–4 cm prima di ciascuno.
Distanzia le graffette di 3–5 cm sui lavori piccoli e di 5–7 cm su quelli grandi. Metterle più fitte è controproducente: troppe graffette perforano il bordo della tela, che poi si strappa.
Come mantenere uniforme la tensione
La tensione deve impedire alla tela di afflosciarsi senza deformarla. Una prova semplice: premi un dito al centro del lavoro; deve cedere appena, come la pelle di un tamburo, e tornare subito al suo posto. Se il dito affonda, è troppo lenta. Se la tela non cede affatto e il disegno appare visibilmente stirato, hai esagerato.
Tira perpendicolarmente al lato, mai in diagonale. L’errore più comune è tirare «verso di sé e un po’ di lato», perché è il movimento naturale della mano: dieci graffette dopo ti ritrovi con qualche millimetro di storto, e il disegno è diventato un rombo.
Un’abitudine utile: prima di sparare una graffetta, blocca la tensione con uno spillo e guarda il lavoro a distanza di un braccio. Una graffetta è una decisione definitiva; uno spillo no.
Gli angoli
L’angolo è il punto in cui si raccoglie il tessuto in eccesso, e l’obiettivo è evitare che si accumuli. Piegalo a busta: prima ripiega la diagonale dell’angolo verso l’interno, poi sovrapponi un lato all’altro in modo che la piega corra pulita lungo il bordo del listello.
Poi rifila l’eccesso, lasciando 1–1,5 cm. Se un angolo viene spesso, il lavoro non si appoggerà dritto nella cornice: di solito sono proprio gli angoli il motivo per cui un quadro non entra nella battuta. Verificare lo spessore è facile: appoggia il lavoro teso sul tavolo con il dritto verso l’alto e premi uno alla volta i quattro angoli. Se dondola, smonta e ripiega.
Cosa fare con i margini della tela
I margini sono il tessuto libero attorno al disegno. Per tendere bene servono almeno 3–4 cm per lato; con meno, semplicemente non c’è nulla da afferrare con le dita e con la sparapunti.
Se i margini sono stretti, hai due possibilità. La prima è usare un telaio più piccolo, così una parte dello sfondo si avvolge sul bordo. La seconda, più affidabile, è allungare i margini: cuci a macchina sui bordi della tela delle strisce di cotone robusto larghe 6–8 cm. Fai in modo che la cucitura corra esattamente lungo la linea fino a cui vuoi tendere, così la tensione segue la cucitura e non il bordo del disegno.
Non rifilare i margini in eccesso prima di tendere. Prima tendi, controlla e solo dopo elimina il superfluo: quello che hai tagliato non si può ricucire.
Errori che rendono il lavoro ondulato
- Iniziare dagli angoli. Il centro resta libero e si affloscia, e non c’è più modo di tirarlo dritto.
- Procedere lungo il perimetro. Girando lungo il bordo il tessuto finisce sempre per accumularsi sull’ultimo lato, ed è lì che si forma l’onda.
- Tensione diversa sui lati opposti. Il lavoro diventa un trapezio. Non te ne accorgerai subito: te ne accorgerai in cornice.
- Tirare in diagonale. Le file di perline smettono di correre parallele al bordo, e l’occhio lo coglie.
- Listelli troppo sottili. Un listello da 10–15 mm su un lavoro di 40×50 cm si piega verso l’interno sotto la tensione.
- Stirare prima di tendere. Le perline danneggiate non si possono sostituire, e la tela non diventa più liscia.
- Tendere una tela umida. Asciugandosi, il tessuto si ritira in modo irregolare e trascina con sé il ricamo.
Se un lavoro è già diventato ondulato, smontalo e tendilo di nuovo: le graffette si tolgono con una pinza e la tela non ne risente. Lasciarlo così è peggio: sotto vetro un’onda fa ombra e si nota molto più che sul tavolo.
Domande frequenti
Il telaio in legno è incluso nel kit?
No. Un kit ricamo con perline su tela d’artista contiene la tela con il disegno stampato a colori, perline ceche Preciosa, aghi per il ricamo con perline e un foglio di istruzioni con lo schema per la cornice. Telaio e cornice si scelgono a parte, una volta finito il lavoro.
Posso lasciare il lavoro teso nel telaio da ricamo?
Puoi, se è una scelta voluta: un lavoro rotondo in un tamburo di legno sembra già finito. Ma non usare quello con cui hai ricamato: con il tempo la vite si allenta e il cerchio lascia un segno sul tessuto. Usa un tamburo a parte per l’esposizione, meglio di legno che di plastica.
Quanto deve rientrare il telaio rispetto al bordo del ricamo?
Il telaio deve essere più piccolo di 2–4 mm per lato rispetto all’area ricamata. Così le file di perline più esterne avvolgono leggermente il bordo e il punto di passaggio tra disegno e tela non si vede. Se il telaio è più grande del disegno, tutto intorno si vedrà una cornice di tela vuota: a volte sta bene, ma dev’essere una scelta, non un caso.
Cosa posso usare al posto della sparapunti?
Chiodini a testa larga, oppure normali puntine con i bordi incollati in un secondo momento. Un’altra soluzione praticabile per i lavori più piccoli è l’allacciatura sul retro: unisci a croce i margini opposti con un filo robusto, come una stringa. È più lento, ma la tensione si regola facilmente anche dopo.
Il lavoro è teso, ma le perline restano ondulate. Perché?
Di solito la causa non è la tensione ma il ricamo: se mentre lavoravi hai tirato troppo il filo, la tela si è ristretta in alcuni punti, e tenderla non lo corregge. La seconda causa è aver ricamato tenendo il lavoro in mano, senza telaio. In quel caso l’unico rimedio è allentare la tensione: uno sfondo troppo tirato rende l’onda nel ricamo più evidente, non meno.
Posso tendere un lavoro non finito e continuare a ricamarci sopra?
Sì, e molti fanno proprio così con i formati grandi: la tela sul telaio non si piega e resta in piano. Tieni solo presente che fisserai le graffette due volte: a lavoro finito lo smonti e lo tendi di nuovo come si deve, perché strada facendo la tensione inevitabilmente si allenta.
Il lavoro finito va poi in una cornice, ed è in quella fase che decidi se metterci il vetro. I kit da cui tutto comincia sono nei kit ricamo con perline e nei kit grandi, mentre telai da ricamo e piccoli strumenti sono negli accessori e strumenti.